martedì 1 maggio 2012

Super intervista su Mescalina
http://www.mescalina.it/musica/interviste/13/04/2012/alos#.T51nzCQOeVw.facebook
ecco un estratto:

Il tuo progetto solista, ?aloS, nasce se ho capito bene nel momento in cui ti trovi, per caso, ‘da sola’; da lì inizia un processo di riappropriazione che ti porta alle prime performance/concerti e poi a circondarti di nuovi collaboratori, e a produrre i tuoi ultimi tre album a Berlino … si ha la sensazione che si passi da un assemblaggio di segni con un modus operandi che se vuoi è vicino a quello della sound art (suoni concreti, field recordings mescolati a vecchie registrazioni su vinile, strumenti ‘analogici’ e la tua voce), anche se con caratteristiche molto personali che trascendono quel mondo (la sound art indaga come il suono influisce la percezione dello spazio, sia in senso intimo che in senso ambientale, mentre tu indaghi, anche per via del tuo ‘lato performer’, come i dettagli possono gettare luce l’uno sull’altro e costituire un insieme) mentre nei tuoi ultimi lavori, tutto è diventato più ‘organico’, come in Era, che è un rituale che richiama, come tu reciti, ‘il corpo andato, bruciato, finito’ …?A: ?Alos è nata sul treno Palermo-Milano dopo aver fatto un piccolo tour Allun da sola (primo e unico). Grazie ad esso ho sentito che potevo suonare anche in solo, esprimere ed ampliare ancora di più il mio estro artistico-performativo. I primi show erano strettamente performance per l'inaugurazione delle mie prime mostre personali, poi ho cominciato a integrarci la musica ed è nata la vera ?Alos: un essere multidisciplinare. Anch'io sento una grande evoluzione nel mio percorso artistico e di aver raggiunto in Era un buon equilibrio fra musica e performance, tra la mia ricerca personale vocale e quella concettuale/artistica. Sento che finalmente i miei due lati sono espressi in egual modo. Prima la parte estetica performativa aveva la predominanza forse a scapito di quella musicale.



Ti ho vista dal vivo con il tuo ultimo spettacolo, quello dove suoni anche i tuoi capelli coi campanellini, e ho notato che hai una corda di basso. Come nasce il suono del tuo strumento? Come lo hai costruito? Cerchi di riprodurre qualcosa di preciso, o il suono che vuoi lo ‘trovi’ e lo ‘riconosci’ come quello giusto, di volta in volta??A: penso che la mia ricerca musicale e stilistica nasca dal desiderio di voler produrre un suono o un'immagine che ho in testa e di renderlo reale con i mezzi che ho. Il suono della mia chitarra è un evoluzione di toni in 10 anni, il cercare di tira fuori un suono sempre più grave, basso e cupo da una chitarra. All'inizio mi limitavo ad “accordare” la chitarra alla mia maniera smollando sempre più le corde, poi ho cominciato a inserirci quelle da basso. Ora con Ovo suono in un ampli da basso la mia chitarra super scordata bassa e con corde da basso!!! Lo stesso vale per la voce: ricercare di ricreare con la mia voce “femminea” la voce grave maschile.
Con ?Alos hai espresso diversi volti di femminilità ‘intima’: le cuoche, le ricamatrici, le streghe. Hai affermato che se ci rendessimo conto che non esiste differenza tra uomo e donna, non esisterebbe più nessun conflitto. Tu hai esplorato anche testi di antropologia per approfondire l’aspetto rituale della musica, e il suo valore ‘regressivo’, la sua capacità di tornare al ‘prima della parola’ (che è un po’ come dire ‘prima del gender’, quando tutto era mescolato), e di riunire gli opposti …?A: Già il mio solo è per me un “trattato” storico-sociologico, ogni nuovo live nasce da una riflessione  su uno stato sociale femminile a cui voglio dare voce. Far ricordare, in maniera veramente diversa, la storia delle donne, soprattutto di quelle “comuni”.ERA vuole far riflettere sul PRIMA, perchè molti concetti, parole che ora sono di uso comune e che diamo per sempre esistenti, hanno avuto una nascita e c'è stato un momento in cui prima non esistevano. Oggi ci affanniamo a studiare, in altre culture, il loro concetto di genere, transessualità, omosessualità  per dare una spiegazione dell'uso contemporaneo di queste parole, ma il punto è che esse non esisterebbero in natura. La nostra società le ha create per differenziare il “normale” o “sano”, dal “malato” o “diverso”; leggo molto e mi sto documentando molto su questo argomento.

In che lingua canti? E il modo in cui bilanci il corpo, che a me ha fatto venire in mente il butoh, da dove trai ispirazione??A: canto nella MIA lingua, un linguaggio creato in 11 anni o più di concerti e che ora è diventato consapevole. Il punto è che io non canto, ma suono la voce: lo faccio unendo lettere e suoni e fissandoli in pezzi diventano linguaggio. Penso che sia questa l'origine di una lingua, ogni persona creava il proprio linguaggio abbinando un suono ad un oggetto, poi facendo parte di una tribù, condividendo questa nuova scoperta e diffondendola, il suono diventava un nome e acquistando un uso comune diventava un veicolo di comunicazione. Non so se è chiaro, è un mio trip di questi ultimi anni cercare di far riflettere sulla “lingua”. Soprattutto nella musica rock tutti questi discorsi concettuali non sono contemplati e perciò nelle mie recensioni, come ai miei concerti, vengo sempre descritta come “Stefania che urla e fa suoni animaleschi” e la gente si chiede il perchè di questa mia scelta o che lingua uso e, pensa che buffo, fuori dall'Italia tutti pensano che io canti, magari in italiano..ahhaha. Il corpo è il mio altro chiodo fisso del momento; la mia musica è sempre stata molto fisica, ma negli ultimi anni sentivo sempre più il desiderio di ampliare la ricerca fisica del suono, la voce, in particolare è FISICA, cambia secondo come ti muovi o respiri. Ioioi [Cristiana Fraticelli, ndr] mi ha sempre fatto notare come le Allun e poi ?Alos fossero butoh e mi ha sempre suggerito di scoprire questa danza. Vivendo a Berlino ho avuto modo di vedere molti spettacoli di butoh e di far conoscenza di importantissime maestre. Poi ho cominciato a fare workshop di butoh e quest'anno, finalmente,  ho collaborato con Yuko Kaseki in “Terra”, il mio primo vero spettacolo/performance teatrale o di danza, non so come definirlo. In esso ho potuto sviluppare e rendere protagoniste la voce e il corpo. Un'esperienza che mi ha arricchito tantissimo e che spero di portare altre volte in scena. Da dove traggo ispirazione? Dal malessere e dalle ingiustizie che mi circondano. Esse mi danno lo spunto concettuale su cui lavorare e poi trasformo il tutto in suono attraverso l'utilizzo istintuale di me stessa, rendendomi strumento e liberando gli archetipi che sono in me.

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